Vergogna

Vergogna (ingl. Shame; ted. Scham; fr. Honte). Turbamento o senso di indegnità avvertito dal soggetto che presume di ricevere o effettivamente riceve una disapprovazione del suo stato o di una sua condotta da parte degli altri. La vergogna è stata oggetto di studi in ambito fenomenologico e psicoanalitico.

1. FENOMENOLOGIA. — A partire da G.W.F.Hegel, che coglie nel sentimento della vergogna ciò che consente all’uomo di «cancellare l’indigenza della vita animale [...] nascondendo quegli organi che sono superflui per l’espressione dello spirito» (1836-1838, p. 980-981), il sentimento della vergogna è ribadito da S.Kierkegaard come «angoscia e timore di vestirsi della differenza animale» (1844, p. 146), dove il riferimento è alla vergogna del corpo (rispetto allo spirito) di cui c’è traccia nel racconto biblico di Adamo ed Eva che, dopo la colpa, «si accorsero di essere nudi e ne provarono vergogna» (Genesi, 3, 7). Il tema è ripreso da J.P.Sartre, che riconduce la vergogna al puro e semplice fatto di essere esposti allo sguardo dell’altro, che ci deruba della nostra soggettività, per ridurci a oggetto del suo spettacolo. La vergogna, scrive Sartre, «non è il sentimento di essere questo o quell’oggetto criticabile; ma in generale di essere un oggetto, cioè di riconoscermi in quell’essere degradato, dipendente e cristallizzato che io sono per altri. La vergogna è il sentimento della caduta originale, non del fatto che abbia commesso questo o quell’errore, ma semplicemente del fatto che sono “caduto” nel mondo, in mezzo alle cose, e che ho bisogno della mediazione d’altri per essere ciò che sono. Il pudore e, in particolare, il timore di essere sorpreso in stato di nudità non sono che specificazioni simboliche della vergogna originale: il corpo simbolizza qui la nostra oggettività senza difesa. Vestirsi significa dissimulare la propria oggettività, reclamare il diritto di vedere senza essere visto, cioè di essere puro soggetto. Per questo il simbolo biologico della caduta, dopo il peccato originale, è il fatto che Adamo ed Eva “capiscono di essere nudi”» (1943, p. 362-363). Sempre in ambito fenomenologico M.Scheler torna all’interpretazione di Hegel e di Kierkegaard secondo cui la vergogna deriva dalla soppressione del lato spiri¬tuale dell’uomo per cui ciò che rimane, la carnalità e la corporeità, è avvertito come colpa. Polemizzando con S.Freud, che legge la vergogna come una forma di rimozione, Scheler afferma che il sentimento della vergogna evita la rimozione, perché non è una reazione affettiva contro qualcosa di già esistente, come il ricordo di atti sessuali compiuti nella prima infanzia, ma è ciò che consente di evitare idee e desideri che potrebbero essere causa di rimozione.

2. PSICOANALISI. — In questo ambito, secondo O.Fenichel «la vergogna come motivo di difesa è diretta in primo luogo contro l’esibizionismo e la scopofilia. [...] “Io mi vergogno” significa “Non voglio essere visto”. Dunque, le persone che si vergognano, si nascondono o per lo meno volgono i loro visi, però esse chiudono anche gli occhi e si rifiutano di guardare. Questo è una specie di gesto magico che deriva dalla credenza magica che chi non guarda non può essere visto. E interessante notare, seppur non sia facile a spiegarsi, che la vergogna sembri connessa in modo specifico con i fenomeni di erotismo uretrale. La punizione vergognosa di mettere alla berlina è di solito usata soltanto contro coloro che si bagnano, ed indica che la stessa connessione tra la vergogna e l’erotismo uretrale era già efficiente nella generazione anteriore. Lo scopo dell’ambizione basato sull’erotismo uretrale è di provare che non è più necessario vergognarsi. Probabilmente nella vergogna vanno distinte le seguenti fasi: 1) La vergogna come un modello di reazione arcaica fisiologica. Essere guardato vale essere disprezzato; 2) L’Io usa questo modello fisiologico a scopi difensivi, il segnale è “Se tu fai questo o quello sarai guardato e disprezzato”; 3) II segnale fallisce in caso di arginatura e si è sopraffatti dalla vergogna, esattamente come nel panico» (1945, p. 159-160)
Rifiutando il legame troppo stretto tra una fase dello sviluppo psicosessuale e un sintomo, ricerche psicoanalitiche più recenti affermano, con A.A.Semi, che «la vergogna segnala un conflitto tra le esigenze narcisistiche del soggetto — di mantenere le conquiste effettuate nel corso dello sviluppo e l’immagine di se correlata — e quelle libidiche con¬siderate, inconsciamente, soddisfacibili solo in una configurazione intrapsichica precedente a quella attuale» (1990, p 151). Secondo H.M.Lynd, infine, la vergogna e in stretta connessione con il senso della propria identità, essendo provocata da espe¬rienze che mettono in questione il concetto che noi abbiamo di noi stessi, perche ci costringono a vederci con gli occhi degli altri e a riconoscere la discrepanza tra il modo con cui gli altri ci percepiscono e il modo con cui noi ci percepiamo. Le esperienze vergognose, se vengono accettate, accrescono la nostra autoconsapevolezza e le possibilità di autotrasformazione, se invece ven-gono negate, provocano lo sviluppo di una corazza difensiva

BIBLIOGRAFIA

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