Pudore

Pudore (ingl. Shame; ted. Scham; fr, Pudeur). Tendenza a conservare il possesso della propria intimità difendendola dalla possibile intrusione dell’altro. Per costituirsi, il pudore necessita di tre condizioni: il corpo, l’altro, che può essere tanto una presenza reale quanto una presenza interiorizzata, e la dialettica del guardare e dell’essere guardati. Queste tre condizioni sono state sottolineate da G.W.F.Hegel per il quale «il pudore è l’inizio dell’ira contro qualcosa che non deve essere. L’uomo che diventa cosciente della sua destinazione superiore, della sua essenza spirituale, non può non considerare inadeguato quel che è solo animalesco, e non può non sforzarsi di nascondere quelle parti del suo corpo che servono solo a funzioni animali e non hanno né una diretta determinazione spirituale, né un’espressione spirituale» (1836-1838, p. 981). Il tema è ripreso da J.P.Sartre che considera il pu¬dore una difesa dallo sguardo altrui che ci deruba della nostra soggettività, riducendoci a oggetto del suo sguardo (v. VERGOGNA).
Partendo da queste premesse, B.Callieri e G.De Vincentiis sottolineano la fondamentale ambiguità del pudore che, se da un lato costituisce una difesa della propria soggettività dalla sempre incombente oggettivazione che lo sguardo dell’altro può pro¬muovere, dall’altro può nascondere un rifiuto della propria corporeità con il risolvimento della propria soggettività nella dimensione spirituale, come è esplicito nella definizione di Hegel, a cui può ag¬giungersi un’eccessiva difesa dal prossimo con con¬seguente incrinatura di quella dimensione ontolo¬gica che la fenomenologia denomina «coesistenza» (Mitdasein). In questo caso il pudore diventa il sin¬tomo di una patologia particolarmente evidente nella situazione fobica (v. FOBIA) dove si ha uno spo¬stamento dell’angoscia sull’oggetto o sulla situazione sessuale che diventano il riferimento costante di una lotta controfobica, e nella nevrosi ossessiva (v. OS¬SESSIONE) dove la difesa da pulsioni sadico-anali mette capo, secondo Callieri, a «condotte rigide, perfezionistiche, a volte disumane e feroci, con ri¬spetto scrupoloso delle regole, conformismo e “buona tenuta” fino alla più spietata severità con se stessi e all’ipermoralismo» (1974, p. 84-85). Trasgressioni al pudore si registrano nell’isteria dove «l’impudicizia non è fine a se stessa, ma diretta a richiamare l’interesse degli altri» (1974, p. 83), nella psicopatia dove l’impudicizia viene «sovente osten¬tata a dispetto di ogni norma sociale, con una me¬scolanza inseparabile di tratti isterici e protestatari più o meno conclamati e con netta mancanza di senso di colpa» (1974, p. 86), e nella mania «in cui si riscontra una perdita radicale di intimità» (1974, P. 76).