L’ordine del cuore
- Affettività
- Affetto
- Affezione
- Amore (Benedetto XVI)
- Amore (E.M.Cioran)
- Amore (Lou Andreas Salomé)
- Amore (Massimo Cacciari)
- Amore (Umberto Galimberti)
- Anthropos
- Cervello
- Dicibile/Indicibile
- Dolore e Sofferenza
- Donna
- Emotività
- Emozione
- Emozione/motivazione
- Empatia
- Home Page
- Homo
- I sensi (Remo Bodei)
- Imparare a morire
- Indifferenza (Adriano Zamperini)
- Indifferenza (Sebastiano Ghisu)
- Maschile/femminile
- Mente
- Narcisismo
- Natura/cultura
- Parresia (Umberto Galimberti)
- Pudore
- Rappresentazione
- Ricerche sulla tossicodipendenza – Saggi – Libri – Riviste
- Sentimento
- Silenzio (Vito Mancuso)
- Sincerità Veridicità Autenticità
- Società
- Uomo
- Uomo/donna
- Vergogna
- Volontà
-
Soltanto Elpis, la Speranza, rimase dentro il carcere indistruttibile, sotto l'orlo del vaso, e non volò fuori.

SOTTO IL SEGNO DI EPIMETEO
Tutti conoscono la storia di Prometeo, colui che prima pensa e poi agisce, pochi conoscono la storia di suo fratello Epimeteo, colui che prima agisce e poi pensa. Eppure i loro destini sono inscindibili.
«Vi fu un'epoca in cui gli Dei esistevano, ma gli esseri mortali non esistevano ancora. Quando arrivò il tempo destinato alla loro nascita, gli Dei li formarono sotto la terra, con terra, fuoco e tutto ciò che si mescola con questi elementi. Volendo portarli poi alla luce, gli Dei ordinarono a Prometeo e ad Epimeteo di ornare quegli esseri e di distribuire tra di loro le capacità secondo quanto a ciascuno di loro spettava. Epimeteo ottenne da Prometeo di poter procedere da solo alla distribuzione. L'imprudente distribuì tutto tra gli animali, in modo che l'uomo restò completamente indifeso e nudo. Così il provvido Prometeo non poté fare a meno di rubare il fuoco e le arti di Efesto e di Pallade Atena dal loro tempio comune, per regalarli al genere umano. Da allora l'uomo è capace di vivere, ma Prometeo - per quanto la colpa fosse di Epimeteo - fu punito per la sua azione. E fu punito, come era giusto, tramite il fratello Epimeteo.
- Figlio di Giapeto, tu che sai più di tutti gli altri, tu ti rallegravi di aver rubato il fuoco e di avermi ingannato; ma ciò sarà a danno tuo e degli uomini futuri. Essi infatti riceveranno da me, in cambio del fuoco, una maledizione di cui gioiranno, circondando d'amore ciò che costituirà la loro disgrazia.
Così parlò il padre degli Dei e degli uomini e rise. Egli ordinò subito a Efesto di mescolare un po' di terra e acqua, d'introdurvi voce umana e forza e di creare una bella e desiderabile fanciulla simile nell'aspetto alle Dee immortali. Ad Atena fu ordinato di insegnarle l'arte di tessere, lavoro femminile, all'aurea Afrodite di circonfondere la testa della fanciulla di fascino amoroso e di desideri struggenti. A Ermes Zeus ordinò di dotare la fanciulla di una spudoratezza da cagna e di fallacità. Tutti obbedirono all'ordine del sovrano. Il celebre artefice fece con la terra l'immagine di una pudica fanciulla. Pallade Atena la ornò di una cintura e di una veste. Le Cariti e Peito le misero al collo una collana d'oro. Le Ore inghirlandarono la fanciulla con fiori primaverili. Ermes le pose nel petto la menzogna, le lusinghe e l'inganno. Il messaggero degli Dei le conferì voce e chiamò la donna Pandora, poiché tutti gli Olimpici l'avevano creata come un dono, a danno degli uomini mangiatori di pane.
Quando fu pronta l'insidia minacciosa, contro la quale non vi è difesa, il padre inviò il celebre e veloce messaggero da Epimeteo, con il dono. Questi non si preoccupò di ciò che Prometeo una volta gli aveva detto, cioè di non accettare alcun regalo da parte di Zeus, bensì di rimandargli tutto, affinché nessun male derivasse ai mortali. Prese il dono e solo in seguito si accorse del male. Prima il genere umano era vissuto sulla terra senza alcun male, senza fatiche e malattie che dovessero portare alla morte gli uomini. Ora invece la donna levò il coperchio del grosso vaso e lasciò che si diffondesse dappertutto il suo contenuto, a triste scapito degli uomini. Soltanto Elpis, la Speranza, rimase dentro il carcere indistruttibile, sotto l'orlo del vaso, e non volò fuori. Davanti a lei la donna chiuse il coperchio, secondo la volontà di Zeus. Il resto dello sciame, innumerevole e triste, circola da allora dappertutto tra gli uomini e la terra è piena di male e pieno di male è il mare. Le malattie colpiscono gli uomini di giorno, vengono inattese di notte, fatali e mute, poiché Zeus astuto negò loro la voce. Non vi è dunque alcuna via per ingannare la perspicacia di Zeus.
La storia della creazione della donna continuava raccontando come la giovane creatura, di fresco venuta al mondo, avesse levato per curiosità il coperchio di un recipiente del tipo di quei grandi vasi di terracotta in cui noi ancora oggi conserviamo l'olio e il frumento, lasciando libero lo sciame dei mali che vi erano rinchiusi. Con questi mali, e precisamente con le malattie, venne nel mondo anche la morte e così si compì la distinzione tra gli uomini e gli Dei immortali.
(K.KERENYI, Gli dei e gli eroi della Grecia, Garzanti, Milano, 1982).
___________________________
Sentimento
Sentimento (ingl. Feeling; ted. Gefuhl; fr. Sentiment). Risonanza affettiva meno intensa della passione (v.) e più duratura dell’emozione (v.), con cui il soggetto vive i propri stati soggettivi e gli aspetti del mondo esterno. In psicologia il sentimento è stato oggetto di analisi fenomenologiche e di considerazioni specifiche nell’ambito della psicologia del profondo.
1. FENOMENOLOGIA. — In questo campo i contributi più significativi sono quelli di M. Scheler che, partendo dal motivo pascaliano secondo cui «il cuore ha ragioni che la ragione non conosce», rivendica uno specifico tratto conoscitivo della dimensione sentimentale che consiste nel modo di apprendere, acquisire e atteggiarsi di fronte a uno stato emotivo. Inoltre, mentre lo stato emotivo ha un legame causale con l’evento che l’ha prodotto, il sentimento è originariamente aperto al suo oggetto che è il valore dell’evento, per cui soffriamo di non poterci rallegrare quanto il valore dell’evento meriterebbe, o viceversa. Prima di qualsiasi morale, religione e filosofia, il sentimento istituisce i valori che si distribuiscono in una scala promossa dai sentimenti connessi con la percezione (Empfindungsgefuhle) come il piacere e il dolore; dai sentimenti vitali (Lebensgefuhle) come la pienezza, il vuoto inferiore, la tensione; dai sentimenti animici (seelische Gefuhle) come l’amore, l’odio, la gioia, la tristezza, e dai sentimenti spirituali (geistige Gefuhle) relativi al senso dell’esistenza e del mondo, come la speranza, la disperazione, la beatitudine, l’estasi. Anche M. Heidegger coglie nella situazione affettiva (Befindlichkeit) una caratteristica ontologica dell’esistenza umana in cui si esprime la tonalità emotiva con cui l’uomo è aperto al mondo: la situazione affettiva «non solo caratterizza ontologicamente l’Esserci, ma, in virtù del suo aprire, assume un’importanza metodica fondamentale per l’analitica esistenziale» (1927, p. 232). La situazione affettiva designa quel «trovarsi lì» (befinden) dell’uomo nella sua apertura al mondo, che è un’apertura sempre sentimentalmente determinata: «Ciò che in sede ontologica designiamo con l’espressione “situazione emotiva” è anticamente notissimo e quotidianissimo sotto il nome di tonalità emotiva, umore» (1927, p. 225).
Tra i sentimenti ontologici fondamentali Heidegger menziona la noia (v.), la gioia (v.) e l’angoscia (v., § 1), la cui caratteristica è di insorgere in presenza della totalità, e non di questo o quell’oggetto. A tale tematica si riallaccia anche J. P. Sartre con le sue analisi relative al sentimento della nausea (v.), in cui si rivela l’impenetrabilità del mondo e il tratto insignificante dell’esistenza umana.
2. PSICOLOGIA ANALITICA. — C. G. Jung annovera il sentimento fra le quattro funzioni psichiche fondamentali (v. funzione, § 2, b); pensiero e sentimento sono definiti razionali (v. giudizio, § 3), mentre sensazione e intuizione irrazionali: «II sentimento è anzitutto un processo che si svolge fra l’Io e un dato contenuto, e precisamente un processo che conferisce al contenuto un determinato valore nel senso di un’accettazione o di un rifiuto (“piacere” o “dolore”). [...] Il sentire è quindi anche una sorta di giudizio, diverso tuttavia dal giudizio fondato sul pensiero, in quanto non si produce con l’intenzione di stabilire un nesso concettuale, ma avendo di mira un’accettazione o un rifiuto anzitutto di carattere soggettivo. [...] Il sentimento si distingue dall’affetto per il fatto che esso non provoca innervazioni somatiche avvertibili, ossia ne provoca quanto un comune processo di pensiero, né più né meno» (1921, p. 480-481). Jung distingue inoltre un sentimento attivo, come amare, da uno passivo, come essere innamorato, e precisa che «a rigore solo il sentire attivo, indirizzato, può essere designato come razionale, mentre il sentire passivo è irrazionale, in quanto produce valori senza la partecipazione e in alcuni casi addirittura contro l’intenzione del soggetto» (1921, p. 483). Componendosi con l’atteggiamento (v., § 2), estroverso o introverso, il sentimento configura una tipologia (v., § 2) psicologica dove i tipi di sentimento si distinguono a seconda che il loro sentire sia promosso dagli oggetti esterni (estroverso) o dalla loro risonanza interiore (introverso).
3. PSICOLOGIA INDIVIDUALE. — A. Adler parla di sentimento a proposito: della personalità con riferimento al complesso delle risonanze emotive generate dall’immagine o valutazione, con vari gradi di obiettività o distorsione, della propria personalità; della malattia con riferimento al modo di viverla inserendola più o meno nel proprio stile di vita; di inferiorità (v.), dove si esprime una condizione di inadeguatezza e di disagio che nasce da un’obiettiva o fittizia condizione di inferiorità derivante da confronti interpersonali negativi; di insicurezza (v.) in cui l’individuo avverte una situazione esterna di pericolo che non è in grado di padroneggiare, e infine di sentimento sociale che è un’istanza innata nell’uomo che determina un bisogno di cooperazione e di compartecipazione emotiva con i suoi simili (v. psicologia INDIVIDUALE).
Bibliografia
- Adler A., Psicologia individuale e conoscenza dell’uomo (1926), Newton Compton, Roma, 1975,
- Heidegger M., Essere e tempo (1927), Utet, Torino, 1978.
- Heidegger M., Che cos’è la metafisica? (1929), in Segnavia, Adelphi, Milano, 1987.
- Jung C. G., Tipi psicologici (1921), in Opere, Boringhieri, Torino, 1969, vol. vi.
- sartre J. P., La nausea (1938), Einaudi, Torino, 1974.
- sartre J. P., L’essere e il nulla (1943), Ii Saggiatore, Milano, 1968.
- Scheler M., Essenza e forme della simpatia (1923), Città Nuova, Roma, 1980.
UMBERTO GALIMBERTI, Dizionario di psicologia
Accesso
settembre: 2010 L M M G V S D « giu 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Categorie
Archivi
Blogroll
- Camminarsi dentro Muovere verso se stessi
- Codici d'accesso dimenticati
- Costituirsi come soggetti morali
- Esercizi spirituali
- Exodus
- Il senso della vita nelle cose d'amore
- Il significato della morte (Carlo rivolta)
- Il timore e la speranza (Giacomo Leopardi)
- Iniziazione e tossicodipendenza (Luigi Zoja)
- L'empatia vale più dell'amore
- La generazione del nulla – Quando la vita perde senso – Umberto Galimberti, L’ospite inquietante. I giovani e il nichilismo
- La pratica letteraria ovvero una terapia delle idee
- Libera Mente Un avamposto di Exodus
- Progetto e Destino
- Raccontarsi Scrivere per ‘prendersi cura di sé’ e per ‘coltivare l’anima’
- Spostare le tende Muovere verso il mondo
- Verso la terra incognita Muovere verso gli altri

