Sentimento

Sentimento (ingl. Feeling; ted. Gefuhl; fr. Sentiment). Risonanza affettiva meno intensa della passione (v.) e più duratura dell’emozione (v.), con cui il soggetto vive i propri stati soggettivi e gli aspetti del mondo esterno. In psicologia il sentimento è stato oggetto di analisi fenomenologiche e di considerazioni specifiche nell’ambito della psicologia del profondo.

1. FENOMENOLOGIA. — In questo campo i contributi più significativi sono quelli di M. Scheler che, partendo dal motivo pascaliano secondo cui «il cuore ha ragioni che la ragione non conosce», rivendica uno specifico tratto conoscitivo della dimensione sentimentale che consiste nel modo di apprendere, acquisire e atteggiarsi di fronte a uno stato emotivo. Inoltre, mentre lo stato emotivo ha un legame causale con l’evento che l’ha prodotto, il sentimento è originariamente aperto al suo oggetto che è il valore dell’evento, per cui soffriamo di non poterci rallegrare quanto il valore dell’evento meriterebbe, o viceversa. Prima di qualsiasi morale, religione e filosofia, il sentimento istituisce i valori che si distribuiscono in una scala promossa dai sentimenti connessi con la percezione (Empfindungsgefuhle) come il piacere e il dolore; dai sentimenti vitali (Lebensgefuhle) come la pienezza, il vuoto inferiore, la tensione; dai sentimenti animici (seelische Gefuhle) come l’amore, l’odio, la gioia, la tristezza, e dai sentimenti spirituali (geistige Gefuhle) relativi al senso dell’esistenza e del mondo, come la speranza, la disperazione, la beatitudine, l’estasi. Anche M. Heidegger coglie nella situazione affettiva (Befindlichkeit) una caratteristica ontologica dell’esistenza umana in cui si esprime la tonalità emotiva con cui l’uomo è aperto al mondo: la situazione affettiva «non solo caratterizza ontologicamente l’Esserci, ma, in virtù del suo aprire, assume un’importanza metodica fondamentale per l’analitica esistenziale» (1927, p. 232). La situazione affettiva designa quel «trovarsi lì» (befinden) dell’uomo nella sua apertura al mondo, che è un’apertura sempre sentimentalmente determinata: «Ciò che in sede ontologica designiamo con l’espressione “situazione emotiva” è anticamente notissimo e quotidianissimo sotto il nome di tonalità emotiva, umore» (1927, p. 225).

Tra i sentimenti ontologici fondamentali Heidegger menziona la noia (v.), la gioia (v.) e l’angoscia (v., § 1), la cui caratteristica è di insorgere in presenza della totalità, e non di questo o quell’oggetto. A tale tematica si riallaccia anche J. P. Sartre con le sue analisi relative al sentimento della nausea (v.), in cui si rivela l’impenetrabilità del mondo e il tratto insignificante dell’esistenza umana.

2. PSICOLOGIA ANALITICA. — C. G. Jung annovera il sentimento fra le quattro funzioni psichiche fondamentali (v. funzione, § 2, b); pensiero e senti­mento sono definiti razionali (v. giudizio, § 3), mentre sensazione e intuizione irrazionali: «II sentimento è anzitutto un processo che si svolge fra l’Io e un dato contenuto, e precisamente un processo che conferisce al contenuto un determinato valore nel senso di un’accettazione o di un rifiuto (“piacere” o “dolore”). [...] Il sentire è quindi anche una sorta di giudizio, diverso tuttavia dal giudizio fondato sul pensiero, in quanto non si produce con l’intenzione di stabilire un nesso concettuale, ma avendo di mira un’accettazione o un rifiuto anzitutto di carattere soggettivo. [...] Il sentimento si distingue dall’affetto per il fatto che esso non provoca innervazioni somatiche avvertibili, ossia ne provoca quanto un comune processo di pensiero, né più né meno» (1921, p. 480-481). Jung distingue inoltre un sentimento attivo, come amare, da uno passivo, come essere innamorato, e precisa che «a rigore solo il sentire attivo, indirizzato, può essere designato come razionale, mentre il sentire passivo è irrazionale, in quanto produce valori senza la partecipazione e in alcuni casi addirittura contro l’intenzione del soggetto» (1921, p. 483). Componendosi con l’atteggiamento (v., § 2), estroverso o introverso, il sentimento configura una tipologia (v., § 2) psicologica dove i tipi di sentimento si distinguono a seconda che il loro sentire sia promosso dagli oggetti esterni (estroverso) o dalla loro risonanza interiore (introverso).

3. PSICOLOGIA INDIVIDUALE. — A. Adler parla di sentimento a proposito: della personalità con riferimento al complesso delle risonanze emotive generate dall’immagine o valutazione, con vari gradi di obiettività o distorsione, della propria personalità; della malattia con riferimento al modo di viverla inserendola più o meno nel proprio stile di vita; di inferiorità (v.), dove si esprime una condizione di inadeguatezza e di disagio che nasce da un’obiettiva o fittizia condizione di inferiorità derivante da confronti interpersonali negativi; di insicurezza (v.) in cui l’individuo avverte una situazione esterna di pericolo che non è in grado di padroneggiare, e infine di sentimento sociale che è un’istanza innata nell’uomo che determina un bisogno di cooperazione e di compartecipazione emotiva con i suoi simili (v. psicologia INDIVIDUALE).

Bibliografia

  • Adler A., Psicologia individuale e conoscenza dell’uomo (1926), Newton Compton, Roma, 1975,
  • Heidegger M., Essere e tempo (1927), Utet, Torino, 1978.
  • Heidegger M., Che cos’è la metafisica? (1929), in Segna­via, Adelphi, Milano, 1987.
  • Jung C. G., Tipi psicologici (1921), in Opere, Boringhieri, Torino, 1969, vol. vi.
  • sartre J. P., La nausea (1938), Einaudi, Torino, 1974.
  • sartre J. P., L’essere e il nulla (1943), Ii Saggiatore, Mi­lano, 1968.
  • Scheler M., Essenza e forme della simpatia (1923), Città Nuova, Roma, 1980.

UMBERTO GALIMBERTI, Dizionario di psicologia