Homo

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Sintesi della Voce Homo – vol.6 dell’Enciclopedia Einaudi 1979, pp.1039-1066 – curata da NORMAN CLERMONT

Da quando Linneo cercò di trovare una collocazione all’uomo all’interno del mondo animale e di farne quindi oggetto delle scienze naturali, prese corpo il genere Homo. Ma l’aver inserito quest’ultimo nella sistematica e classificazione dei generi e delle specie implicava non solo uno studio sulla sua struttura e sulla sua forma, sulla sua individualità biologica quale si presentava allora e attualmente, ma anche il porsi l’interrogativo della sua genesi, delle sue origini, delle sue ascendenze, soprattutto dal momento in cui reperti fossili (cfr. fossile), venuti progressivamente alla luce, facevano intravedere un lungo processo nello sviluppo e morfogenesi dell’Homo attuale, attraverso meccanismi di adattamento che conducevano, in maniera non sempre chiara, a differenziamenti e integrazioni (cfr. differenziamento, integrazione).

Gli interrogativi aumentarono quando venne elaborata una teoria e logica della evoluzione che passava attraverso fasi di mutazione/selezione dell’organismo. Tuttavia con ciò non si veniva anche a rendere conto del perché, tra tutte le specie, Homo avesse subito quell’evoluzione che ne faceva l’unico animale in grado di creare manufatti (cfr. manufatti) e di possedere un cervello (cfr. mente) in grado di elaborare (cfr. concetto, idea) e produrre conoscenza.

Non solo, ma con ciò Homo dimostrava fin da tempi antichissimi di aver saputo condurre la sua esistenza in maniera tale da dominare il suo ambiente (cfr. anche ecumene) tramite un insieme di tecniche (cfr. tecnica, innovazione/scoperta). La risposta a questo punto non andava forse cercata in un insieme di caratteri ereditari (cfr. eredità) o nella trasmissione di istinti (cfr. istinto) adattativi elaborati successivamente, ma piuttosto nell’individuazione di quel ramo degli Ominidi che avesse posseduto un pool genetico (cfr. gene) maggiormente atto al differenziamento e all’evoluzione in connessione non con un ambiente bensì con una varietà ecologica assai ampia, quella appunto che risultava dalla vastità e dalla diffusione di reperti fossili. L’ipotesi va dunque costruita anche nell’interazione tra Homo e l’ambiente, quanto a dire nella relazione natura/cultura.