Donna

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Sintesi della Voce Donna – vol.5 dell’Enciclopedia Einaudi 1978, pp.72-104 – curata da FRANCA ONGARO BASAGLIA

Lo spazio economico e lo spazio sociale che la donna ha occupato mostrano chiaramente quale sia stata la sua funzione storicamente determinata. Signora, regina della casa, ad essa è stato spesso assegnato in gestione un territorio circoscritto (e alcuni precisi ambiti di interesse e settori sede di un lavoro fonte di alienazione: ad esempio, la cucina, la moda, la tutela e la gestione quotidiana della famiglia, ecc.) il cui codice di valori era già stato stabilito a priori: l’etica della famiglia ordinata infatti riproduce senza alcuna modificazione il potere/autorità che si costituisce omologando i due membri della coppia pubblico/privato così da far interiorizzare ogni conflitto esercitando una censura, tramite il ruolo/status dell’uomo-marito, che va dalla sfera della sessualità alle diverse forme di cerimoniale imposte dal gruppo e dalla comunità, che organizza la repressione anche costringendo la donna a ruoli subalterni, a funzioni discriminanti (cfr. discriminazione, esclusione/integrazione).

La storia del misoginismo nell’Occidente ha visto la donna al centro di svariate credenze: soprattutto sede e tramite del diavolo, implicata con la stregoneria, anche se non sono mancate fasi in cui (ad esempio in certe forme di matriarcato, di cui restano ancora chiare tracce, fra l’altro, nelle denominazioni di parentela) la donna è stata al centro del mito, guerriera e/o dea protettrice.

In generale, in rapporto alla coppia natura/cultura, la donna da un lato si è voluta, si veda la religione, femmina dell’uomo (cfr. homo), mai riconoscendola come essere umano femminile, come persona, come soggetto storico-sociale indipendente, e si è consacrata, con certi tipi di matrimonio (cfr. endogamia/esogamia), alla pura riproduzione della specie, trasmettitrice inerte dei caratteri del coniuge alla prole; dall’altro lato, si è preteso quasi per consuetudine un suo ruolo specifico (cfr. uomo/donna, maschile/femminile) rispondente a determinati caratteri e attitudini ritenuti suoi specifici se non esclusivi.

In certi casi alla donna si è negata perfino individualità biologica, differenziazione nell’ambito dell’anthropos, qualità genetiche peculiari (cfr. gene, eredità), autonomia fisica dall’uomo, a cui si riteneva subordinata anche e soprattutto a livello naturale (magari, nella nostra cultura, sulla base del racconto della creazione).

La donna, al centro com’è di un comportamento e condizionamento diversi da quelli dell’uomo, subisce, e in certi casi verifica, la sua dipendenza, non tanto nelle diverse fasi della vita (diversamente selezionata alla nascita, nell’infanzia, nella vecchiaia, quanto in particolare nell’esercizio della sessualità (misurato sul luogo comune del corpo come simbolo), nella formazione del desiderio, del piacere (cfr. eros, pulsione) e perfino di specifiche nevrosi/psicosi, nella definizione, se si vuole, di un puro/impuro diverso da quello del maschio (cfr. incesto).

Superare tutto ciò fa parte del progetto di una società nuova, magari di un’utopia, ha bisogno di una rivoluzione anche ad esso esterna, o non piuttosto comincia già ad essere un problema di tolleranza/intolleranza, uguaglianza, libertà, anche per e nell’amore, la cui soluzione positiva inizia da un’educazione con l’uomo ad una cultura (cfr. cultura/culture) pur distinta al suo interno, se si vuole, ma sempre unitaria e comune?