Chi avrà mai decretato che l’immaturità debba precedere ogni traguardo adulto? Perché non capovolgere questo luogo comune e pensare a un’immaturità che continui ad alimentare la nostra vita di innocenza e di speranza? L’immaturità non è un venir meno della maturità, il suo lato d’ombra o il suo tradimento, ma una possibile virtù, un tratto umano e psicologico tra i più fecondi. Certo è fondamentale distinguerla dalle pseudoimmaturità che hanno contribuito ad adombrare quanto di positivo le è proprio: è l’immaturità come risorsa che qui si suggerisce di coltivare, abbandonandosi alla sua “leggerezza”, quando troppa maturità ci opprime e ci spegne. DUCCIO DEMETRIO, Elogio dell’immaturità. Poetica dell’età irraggiungibile, RAFFAELLO CORTINA EDITORE 1998. L’opera si apre con una parte intitolata “In età adulta. elogiare l’inelogiato”. E’ come guardare da un’età lontana con rispetto, un “ben” disapprovare. “Irraggiungibile e indefinibile è l’approdo al nostro essere donne e uomini. Per questo l’immaturità è destinata non soltanto a essere “una parte” costitutiva del nostro esistere. Essa è l’indizio, il più certo e inquietante, della nostra umana imperfezione, sempre rifiutata, con la quale convivere anche scomodamente. E’ una parte gaia e feconda dell’identità”.
E TESSERE L’ELOGIO DELL’IMMATURITA’ NON SARA’ UNA GAIA SCIENZA?
Fiori e frutti sono maturi quando cadono; gli animali si sentono e si trovano l’un l’altro e sono soddisfatti. Ma noi, noi che ci siamo prefissi Dio, non possiamo essere pronti. Spostiamo in avanti la nostra natura come le sfere dell’orologio. Abbiamo ancora bisogno di tempo. – RAINER MARIA RILKE
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Con questi versi di Rilke Demetrio apre il “Prologo. antefatti di un destino”.
I Elogio. Per un diverso sentire. – L’immaturità feconda un sentire la vita con emozioni che l’infanzia matura e l’età adulta difende. Si appartiene così a una cerchia ristretta, privilegiata, nondimeno scontenta o orgogliosa di doversi conquistare un posto nel mondo, per sopravvivere: nella fedeltà, così minacciata, a un costume della mente e dei sensi, a un bisogno di stupore e sorpresa.
II Elogio. Mai nati al tempo. – Incerta e indefinita vive la dimensione del tempo chi conosce l’immaturità. E l’accetti. Accade così a molti di avvertire nei momenti della vita adulta il senso di appartenere a un’altra temporalità, che accompagna per sempre chi su di essa non cessi di interrogarsi, sentendo diversamente ogni principio e fine. Gli inizi e gli epiloghi, le fasi dell’esistenza e i suoi passaggi cruciali trascorrono: quasi confusione dei giorni.
III Elogio. Desiderio d’erranza. – L’irrequietezza della condizione immatura è protetta da simboli antichi, da archetipi e cifre misteriose il cui richiamo dà significato a coloro che ogni confine, ogni ridotto spazio avvertono inadeguato e talvolta prigione. Vuole l’immaturo per sempre andare oltre e incamminarsi, attratto da figure dell’immaginario: dal deserto, dal mare, dall’isola.
IV Elogio. L’innocenza salvata. – Quando la maturità è ormai una presenza e i suoi piaceri vengono raccolti e ordinati, la passione d’amore per quanto potrebbe ancora accadere alimenta altri riti adulti e desideri.
L’immaturità è allora innocenza che non conserva soltanto. Si rinnova movendo verso altre domande e incontri. Più distesi e fecondi per chi non rinuncia e non si arrende al declino.
Non del corpo, ma di una domanda di senso che la stanchezza del vivere può far tacere.
V Elogio. Nel dolore. – Dinanzi alla morte e al morire la saggezza dell’immaturità si fa silenziosa. Ammutolisce e ritrova poi una voce per narrare l’inquietudine. E’ la maturità a tessere al più presto, in nome della sua stoltezza, l’elogio dell’oblio.
Chi intrattiene con l’”assenza” una conversazione quotidiana e allinea intorno a sé volti e cose uscite di scena conosce, a costo della propria follia, il non distacco.
VI Elogio. Memorie e specchi. – L’immatura ama e custodisce il culto della nostalgia per l’impossibile ritorno a quanto ignora sia in realtà esistito. La memoria di sé, delle storie altrui, è esercizio di un’immaginazione che cura attraverso il ricordo, che progredisce inventando scene e parole.
La memoria distrae e riunisce, chiama all’eterna immaturità della scrittura, alla sua disciplina interiore, al coraggio di consultare i propri specchi.
VII Elogio. L’inesauribile gioco. – Voglia inesausta di sapere, di frugare sotto le apparenze, di mettersi alla prova nutre le esistenze immature.
“Anormali” adulti appaiono gli immaturi ai loro simili “normali” che, senza più voglia di conoscere e capire, estranei agli eventi, temono domande nuove.
Sperduti negli interrogativi, da questi resi più vigili, non abbandonano anche la ricerca, per sempre figli o figlie, di mentori ignoti o leggendari.
Maestri di inquietudine e di felicità bambine, in lotta con ineluttabili derive adulte, viaggiano accanto a chi ne condivide i consigli e su di essi medita.
Il settimo Elogio di apre con un paragrafo intitolato “Come diventare immaturi”. Subito dopo, due ‘versi’ di Pessoa:
- Perché si muore?
- Forse perché non si sogna abbastanza.
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VIII Elogio. Per un’etica dell’indignazione. – Lo sdegno e il rifiuto, l’opporsi e l’insistenza caparbia sono la solitudine di un’immaturità intollerante che si fa critica radicale rinunciando ai suoi pensieri privati. Tra ascetismo e speranza.
L’opera di duccio Demetrio si chiude con un breve Congedo.
“Una continua ansia per le cose fatte e non fatte, viste e non viste, dette e non dette è la poetica dell’età adulta. Il dover smettere di cercare, di imparare, di avventurarsi altrove è più devastante del morire.
E’ l’irraggiungibile di ogni mezza stagione che tiene in vita l’immaturo che trattiene il passo, rallenta il respiro, per risparmiare energie dopo tanto vagare. E’ godimento per l’incompleto passato e il presente, per il progetto già vissuto. Poetica diventa la fatica di ricostruire la bellezza delle metamorfosi infinite, delle domande dischiuse di nuovo.”
In fondo all’opera – in un prezioso “Post scriptum. Lessico imperfetto” – l’Autore fornisce strumenti utili per la comunicazione delle idee intorno alle quali il volumetto argomenta: Tre parole chiave orienteranno chi già immaginiamo prevenuto o interessato al tono assertivo di ogni definizione: Prematuri, Maturi, Immaturi. Le tre definizioni possono aiutarci a guardare con più indulgenza alle esistenze fragili che ci circondano, di tutte le età. Le nostre stesse fragilità ne usciranno positivamente esaltate.
Le affronteremo una per una con Demetrio.

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