Dic
28
Modalità di lavoro con le ragazze
Categoria Metodo
Il lavoro sociale del Gruppo dei Volontari si arricchisce di una modalità in più da diversi anni: il gruppo delle sorelle, delle fidanzate e delle mogli dei ragazzi che frequentano l’Associazione.
Fin dai primi anni di vita del Centro è stato notato il carico di sofferenze che si trovano a vivere le ragazze indicate. Un fondatore di Comunità in quegli anni sosteneva che i fratelli dei tossicodipendenti soffrono più degli stessi genitori e raccomandava di non trascurarli nel lavorare con le famiglie.
Si potrebbe dire che, al pari di quello che si fa con i genitori, anche questo è un coinvolgimento parallelo, che non avrà di mira la conduzione del caso, interamente assegnata ai genitori, ma che è destinato a dare i suoi frutti, sicuramente per le persone che lo vivono.
In termini di salute mentale delle ragazze, il gruppo del mercoledì, infatti, sortisce un primo naturale effetto: quello di aiutare le ragazze a gestire la loro ansia, in un confronto nel quale si incontrano sorelle e partner del ragazzo, anche se non dello stesso ragazzo. Insomma, donne ‘a diverso titolo’ si interrogano insieme sulla tossicodipendenza, che si ritrovano a ‘vivere’, talvolta addirittura ‘condividendola’, in una prossimità che sconfina nell’aperta complicità.
Inizialmente, si tratta di una sorta di ‘autocoscienza’ di gruppo, come si chiamava negli anni settanta il gruppo femminista nel quale la donna si apriva e si interrogava sulle sue pulsioni segrete cercando risposte ai suoi dilemmi. Ben presto, però, tutte le ragazze comprendono che del vecchio gruppo di autoco-scienza non ha le caratteristiche un gruppo nel quale non si propone nessuna sollecitazione che possa alterare delicati equilibri o turbare un’esistenza già inquieta: non essendo gruppo esperienziale a conduzione psicologica, guidato cioè da un terapeuta, quello delle ragazze ha una funzione diversa.
Sorelle, fidanzate, mogli, tutte le donne che vivono accanto ai ragazzi tossicodipendenti vivono a loro volta una condizione di disagio, diversa ma comunque segnata dal dolore. Anch’esse vittime delle bugie, dei sotterfugi; implicate nelle sottili forme di ‘complicità’ a cui la convivenza spesso costringe, più spesso spettatrici impotenti di ‘traffici’ in casa, di rumorosi litigi, di gravi contrasti, di drammatiche lacerazioni, esse sono destinate prima o poi a chiedersi che tipo d’uomo sia il fratello, il fidanzato, il marito che hanno accanto.
O meglio, che tipo di donna sia la sorella, la fidanzata, la moglie, se ha creduto di poterne cambiare la vita con la sola forza dei sentimenti.
Tutte le relazioni che il gruppo ‘tenta’, cioè affronta nella loro problematicità, concorrono a ridefinire la collocazione della ragazza e a ricostituire il senso di un’appartenenza. Identità e alterità, identità e differenza, libertà e responsabilità, ‘femminilità’ e ‘maschilità’, maternità e paternità, ‘sorellanza’ e vita di coppia sono solo alcuni dei territori esplorati.
Prossimità e distanza nel rapporto con il ragazzo costituiscono il primo approccio ai problemi personali, che la ragazza impara a rappresentarsi in modo più consapevole. Graduare la distanza nella realtà della relazione affettiva è il compito più grande, se si considera il coinvolgimento sentimentale che in questo caso va a costituire la natura stessa della relazione umana. La presa di coscienza del tempo grande necessario per imparare a misurare la distanza, imparando a bastare a se stessa, è un primo risultato che la ragazza consegue nel gruppo.
La scoperta di un’identità non del tutto chiara, incompiuta o poco assertiva nella partner aiuta a ricondurre i problemi di coppia all’interno della definizione di sé, del problema della costruzione di un Sé non ‘alienato’, che non si mostri interamente ‘donato’, proiettato sull’altro. I confini tra io e mondo esterno, i meccanismi di difesa dell’io, la proiezione di sé, in particolare, sono terreni di indagine e di ‘studio’. L’approdo comune è dato spesso dalla scoperta che l’identità femminile – come quella maschile – si definisce all’interno della vita di coppia: è di fronte all’altro/a che si capisce in che modo è uomo un uomo ed è donna una donna. I percorsi dell’identità, infine, sono lasciati alla loro enigmaticità e alla loro difficile definizione. Le soluzioni etiche, politiche, religiose restano opzioni non solo legittime, ma di fatto praticate da tutti.
L’alterità del ragazzo, la natura della sua personalità, la difficoltà di cambiare l’altro, la legittimità di questa pretesa, le possibilità di successo di questa impresa arricchiscono il lavoro del gruppo. Il rispetto dell’alterità dell’altro è l’approdo comune, anche se raggiunto per vie non sempre chiare e limpide.
La responsabilità, da una parte e dall’altra, come assunto di base ma anche come meta da raggiungere, posizione da mantenere; libertà e coscienza morale, la costituzione di sé come soggetto morale, il ‘peso’ della libertà come ‘bisogno’ di responsabilità, la libertà nella vita dei sentimenti, la dipendenza funzionale nella vita di coppia sono le tracce forti del lavoro con il gruppo strutturato.
La maternità e la paternità come caldo sentire, ruolo forte e profilo alto della persona, investimento morale e compito pratico si affacciano continuamente e rincorrono le altre questioni, intrecciandosi a tutte le altre ansie e agli affanni. Il ‘vissuto’ delle ragazze, intorno alle questioni sentimentali e morali che la condizione di genitori in giovane età genera, guadagna anche il livello della difficoltà di costruire un ruolo per il padre, in una società che non aiuta nessuno a riconoscere in forme adeguate tale ruolo.
Il destino della coppia, spesso sull’orlo della rottura, esce ridefinito, in uno spazio rinnovato quale è quello del tempo grande della relazione d’aiuto: ricostituendo le sue ‘certezze’ femminili, la ragazza può dispiegare in modo rinnovato la sua coscienza, assegnare il giusto peso al tempo, il valore diverso alle sue dimensioni – al passato, al presente e al futuro -, riprendere a sperare, perché ci si salva soltanto insieme.
Il guadagno più grande, però, resta per tutti la presa di coscienza e la conoscenza del rapporto esistente tra pensieri e sentimenti ed emozioni. Sapere che emozioni e sentimenti nascono dai nostri pensieri e che il governo dei sentimenti è possibile, a partire dall’esperienza del dolore, basta a farci guardare con rinnovata fiducia a noi stessi e agli altri. La speranza nasce anche da qui.
(Questo documento è stato scritto diversi anni fa, quando il gruppo delle ragazze si riuniva di mercoledì, contemporaneamente al gruppo dei genitori. Il gruppo era tenuto da una volontaria con grande esperienza educativa. Oggi si riunisce il giovedì ed è tenuto da una psicoterapeuta. Oggi è gruppo terapeutico, non più ’sociale’).
Commenti
One Response to “Modalità di lavoro con le ragazze”
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[…] fa parte del gruppo delle ragazze. Chiamiamo così le sorelle, le fidanzate, le mogli dei ragazzi di cui ci occupiamo. Non sono […]