Incontrare un ragazzo (spesso un ragazzo-adulto) ‘tossico’ significa riconoscersi, accettare di stare nella stessa stanza, seduti l’uno di fronte all’altro, parlare. I rogersiani assegnano al contatto emotivo un valore grande, quasi fosse la via d’accesso all’anima. E, d’altra parte, per quale altra via accedere a ciò che è sentire, patire, consentire? La risonanza emotiva è uscire dall’indifferenza. Fino a pochi minuti prima, la stanza è vuota e insignificante. Gli oggetti - anche quelli che mi porto dietro da casa - sono pressoché insignificanti. C’è noia intorno. Suonano alla porta. Un sobbalzo. L’apparizione di una persona dà colore alla stanza, tono agli affetti. Mi sembra di incominciare ad esistere. Al di fuori di quel luogo certamente esisto, ma è dentro che percepisco il vuoto, se non c’è persona che si rivolga a me. E’ così che ogni posto diventa un luogo, un dove: se appare qualcuno che entri in contatto con noi, è dove si fa l’esperienza del cum, dello stare insieme. Ma le persone stanno insieme per fare qualcosa insieme. E di certo accade qualcosa dove si sta insieme per fare qualcosa insieme.

Il grado zero è dato dal semplice stare. C’è chi viene solo per stare un po’ lì. Senza ammettere che lì c’è qualcuno. Se non ci fosse nessuno, non avrebbe senso andare lì piuttosto che altrove! Dunque, io so che qualcuno viene non semplicemente per stare un po’ lì, nella sede del Centro, perché magari fuori piove o perché è in fuga da qualcosa o perché una ragione sconosciuta lo ha spinto a venire. Siamo di fronte al dato evidente che la persona è lì senza una ragione da dichiarare. Semplice resistenza? Umore intrattabile? Ogni spiegazione scientifica mi condurrebbe solo alla verità, ma ogni verità ottenuta per vie esterne al dialogo per me non ha valore. Io seguo ormai come principio definitivo per l’azionel’idea di Hofmannsthal che la verità è il tono di un incontro. Io cerco delicatamente gli accessi, i cunicoli, i corridoi, gli anfratti, i sentieri impervi che conducono da qualche parte. Mi interessa la realtà, non la verità. Se l’incontro è reale, se la persona che mi sta di fronte è venuta ad incontrare me, lo scoprirò presto. Mi parlerà di sé. Non avrà timore a farlo. Perché sa di non correre pericoli. Non è rischioso affidarsi a chi è disposto in ascolto senza giudicare.

9 novembre 2007

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